Le otto montagne, di Paolo Cognetti

Scritto
giovedì 10 agosto 2017 alle ore 14.36

“Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa”.
Beh, una frase che lascia letteralmente senza fiato, non credete? E non c’è bisogno di essere dei grandi frequentatori di montagne per coglierne tutta la sua potenza.
Ho appena terminato di leggere “Le otto montagne” di Paolo Cognetti e voglio condividere una personale riflessione.

Partiamo dalla trama. Si tratta di un’opera (credo…) autobiografica suddivisa in tre atti. Il primo, ricostruisce l’infanzia dell’autore, durante la quale domina in modo incontrastato l’inquieto rapporto con il padre, grandissimo appassionato di ascensioni e di vette, ma costretto ad un vivere quotidiano per così dire “da persona normale” con una famiglia, un lavoro e tutto “il pacchetto” di responsabilità correlate. L’infanzia del protagonista (nel romanzo si chiama Pietro), si svolge a cavallo tra gli inverni trascorsi in città e le avventurose estati scorrazzando con l’amico Bruno sulle montagne alle pendici del Monte Rosa.

Il secondo ed il terzo atto sono invece incentrati rispettivamente al recupero del rapporto con il padre e di nuovo alle vicissitudini dell’amico Bruno in età ormai adulta. Mi fermo qui, per non rischiare lo “spoiler”.

La montagna, seppur protagonista essa stessa all’interno di tutto il romanzo, rimane sempre e solo uno scenario di sfondo, ed è per questo motivo che mi sento di consigliare il romanzo a tutti, appassionati e non.

Veniamo al mio personale giudizio. Il libro lo si legge tutto d’un fiato. E’ scritto molto bene ed in modo molto semplice. La storia non presenta particolari colpi di scena ed è anch’essa piuttosto lineare. La prima parte è una vera “bomba ad orologeria”: chiunque sia minimamente affascinato da quei “cumuli di pietra” che si vedo all’orizzonte, troverà situazioni, pensieri e sentimenti facili da condividere e nei quali immedesimarsi. Con il secondo ed il terzo atto succede qualcosa di imprevisto: l’emozione provata nelle prime pagine lascia spazio a un qualcosa di meno definito, che perde piano piano smalto, riprendendosi in modo un po’ discontinuo soltanto in alcuni passaggi. Ci si ritrova in Nepal senza però avere un senso di continuità del viaggio; così come “le otto montagne” vengono svelate in maniera troppo… “precipitosa”, se mi consentite il termine.

Poche e piccole sfumature che nulla comunque tolgono all’opera nel suo complesso. Molto significativo, almeno per quanto mi riguarda, il tormentato rapporto con il padre, con il quale non ho fatto fatica ad immedesimarmi. Mi fermo qui, sperando di non aver “svelato” nulla di particolarmente significativo e nello stesso tempo avervi invogliato nella lettura di questo bellissimo romanzo.