Il muro di... Milano!

Scritto
giovedì 16 aprile 2015 alle ore 20.31

Io questa maratona non avrei dovuto correrla.
Ma come al mio solito lascio che l'entusiasmo prenda il sopravvento sulla ragione e:
- senza uno straccio di preparazione
- in uno stato di evidente soprappeso
- con qualche dolore di troppo
domenica mattina mi ritrovo nella griglia di partenza.
Sono in compagnia di un amico (Alessandro); per lui è la prima maratona mentre per me è addirittura la seconda volta (anche se poi in realtà ho fatto un po' di trail di oltre 40km...)
Ovviamente questo fa di me l'esperto del "gruppo"! :-)
La differenza tra noi due è che lui si è super preparato essendo reduce da tutta la tabella di Massini; io, molto più semplicemente faccio pena anche a me stesso, ma almeno so cosa ci aspetta.

Si parte.
Il percorso fino alla mezza maratona non è niente male ed i chilometri scorrono via che è un piacere. Milano da qui sembra quasi una bella città... calma, calma: ho detto "quasi"! C'è addirittura gente che applaude ed incita noi corridori.
Anche le mie gambe sembrano apprezzare e mi ritrovo a passare la mezza maratona in 1 ora e 52 minuti. Ottimo! Oddio... ottimo... forse sto andando troppo forte! Ma chissenefrega!
Comincio a fare congetture: sogno un 3.45 con tutte le mie forze!
Ma la maratona si sa, è scienza pura!
Così come 2+2 farà sempre 4, in maratona se corri un po' più forte del tuo ritmo maratona va a finire che ti schianti contro un muro.

Passiamo da San Siro (24esimo) e scatto una foto da mandare ai miei figli. Mamma mia che sbaglio!! Mi impappino con lo smartphone (ma si può essere così scemi!) e mi ritrovo ben presto in evidente difficoltà. Mi fa male la milza!
Con la memoria torno alle scuole elementari, quando durante le gare di resistenza finiva sempre che io mi fermavo prima degli altri perchè "mi faceva male la milza". In realtà non ho mai capito che cazzo è 'sta maledetta milza!!!

Mi ci vogliono almeno 3 km per ritornare in uno stato decente. Confido nel passaggio nel Parco di Trenno: mi immagino alberi, frescura, magari un po' di sterrato. Niente di tutto questo! Quello che trovo è solo una lunga, inutile e fastidiosa traccia che lambisce il parco lungo la mezza carreggiata di una squallida via di periferia! Nell'altra metà ci sono le auto con i conducenti che sembrano non proprio gradire la manifestazione.

In qualche modo mi ritrovo al km 30: la famigerata Via Gallarate!
Giù la maschera ragazzi... sono in crisi... nera!
Il caldo, la periferia milanese devastata dai cantieri dell'Expo, le auto che cominciano a strombazzare colpi di clacson piuttosto infastiditi, assenza totale di persone lungo il percorso, solo asfalto.
Questo è davvero troppo!

Sono davanti al muro del maratoneta e ci sbatto la faccia contro!
Dopo circa 30 km il fisico ha consumato tutto il glicogeno contenuto nel fegato e nei muscoli (il nostro carburante, fornito dai carboidrati). Di fatto il corpo rimane senza più energie per andare avanti. Il corpo, esauriti i carboidrati, non è più in grado di bruciare i grassi (altra preziosa fonte di energia) e si trova ad utilizzare le proteine (i muscoli stessi) come carburante. Una specie di atto cannibale verso se stessi. Ecco che allora arrivano i crampi, un senso di malessere generalizzato ti pervade, le gambe non girano più e la fatica si trasforma in dolore fisico.

Ho con me un sacco pieno di scuse:
- sono partito troppo forte
- ho le scarpe nuove
- fa caldo
- il percorso fa schifo
Tutto sembra agevolare l'avanzata prepotente di un solo ed unico pensiero: fermarsi!
Intorno al km 35 mi raggiunge l'amico Alessandro, lui è partito dall'ultima griglia. Dovevamo incontrarci intorno al decimo chilometro. Questo aspetto mi da la conferma che effettivamente sono partito oltre le mie reali capacità.
I sogni di gloria avuti al passaggio alla mezza maratona si sono infranti anche loro contro il muro e lì sono rimasti.

"Non ne ho più", riesco a malapena a dire al mio amico. Facciamo insieme un chilometro, poi non riesco più a stargli dietro e lo lascio andare. Rimango aggrappato alla vista della sua bandana ancora per un po', poi mi ritrovo nuovamente solo. A questo punto il pensiero di fermarsi si va sempre più pressante. Finalmente lo assecondo e mi ritrovo a camminare. Solo 10 secondi, ripeto a me stesso. Poi riparto. Di secondi ne passano almeno 40.
Ormai manca poco!

Dal 37esimo comincio a fare conti sui chilometri mancanti e sul tempo. Normalmente 5 chilometri io li corro in 25/27 minuti; il fatto è che dopo che ne hai fatti già 37 con più di tre ore di corsa quei 5 chilometri diventano una vera tortura. Ormai tutto è saltato: i conti, gli schemi, il ritmo, i pensieri, il passo, lo stesso modo di correre è ormai totalmente in balia del caso. L'unico pensiero è come arrivare alla fine.
Supero il Castello Sforzesco (39), Porta Garibaldi (40,5) e mi ritrovo di nuovo sui Bastioni di Porta Venezia (42)!
Il ciambellone degli sponsor, e poi l'arrivo!
3:52.59 il mio tempo finale. -4 minuti al tempo di Firenze.
Ritrovo l'amico Alessandro e ci abbracciamo (lui è arrivato in 3:48, GRANDE!!!).

Devo scappare! C'è mio figlio Andrea che ha la partita di basket e devo velocemente rientrare nei panni del papà. Lo confesso, prima di rientrare nei panni del papà non ho avuto tempo di fare la doccia!
Saluto Alessandro e mi fiondo in macchina.
Mentre guido penso che a breve ricomincia la stagione dei trail e delle skyrace. Basta asfalto!
Con lei, la maratona, ci rivedremo a Venezia a fine ottobre. Giuro che arriverò preparato all'appuntamento, forse...

Con Milano... beh... con Milano penso sarà la prima ed ultima volta, ma d'altronde, anche oggi non dovevo essere qui.. ed invece...