Gran Paradiso Trail

Scritto
mercoledì 2 luglio 2014 alle ore 22.53

Oggi pomeriggio, appena rientrato dal lavoro, sono andato a correre. Una cosa leggera, 10 km a passo rilassato giusto per riprendere un po' il ciclo di allenamento e per capire come reimpostare gli obiettivi futuri.
La corsetta, a dirla tutta, soprattutto quella del "dopo-lavoro", mi aiuta anche a resettare la giornata e riportare sul giusto piano le 1000 incongruenze che in un modo o nell'altro si accumulano. Ma questo è un altro discorso. Lo faremo più avanti: oggi voglio parlare di corsa e basta.

Durante il mio allenamento mi capita di ripensare al mese di Giugno appena terminato.
Con i suoi 259 km (e 8500 metri di dislivello positivo) è stato fino a questo momento il mese più intenso dal punto di vista delle mie attività di running.
Sono uscito in totale 23 volte per un tempo complessivo di 31 ore. Tra queste ci sono le 3 gare di trail:
- il 1 giugno il "Trail del Viandante", di 25 km
- il 7 giugno la "Resegup", di 24 km
- il 28 giugno, l'ultima immane fatica (almeno per il sottoscritto) del "Gran Paradiso Trail", di 43 km.

Senza averlo neanche pianificato, questa è stata di fatto la mia prima vera prova sulla distanza della maratona. E' vero, con 3400 metri di dislivello c'è stato davvero poco da correre, ma i 43 km (38 dichiarati inizialmente dall'organizzazione) si sono fatti sentire proprio tutti uno dopo l'altro.

Numeri insomma, nient'altro che numeri appuntati in modo a dir poco maniacale tra i miei file.
Qualcuno starà pensando che sono pazzo.

La mente spesso ha bisogno di vagare libera lungo i suoi personali sentieri; posso assicurare che durante una sessione di corsa essi sono spesso tortuosi e le destinazioni imprevedibili ed inaspettate.
Quasi sempre lascio che i pensieri fluiscano in modo libero. Come in una specie di piccolo viaggio nel tempo mi ritrovo a Rhemes (Val d'Aosta).

E' sabato 28 giugno e si tratta della mia prima trasferta solitaria. Mi sento un po' in colpa nei confronti della mia famiglia, e per questo non smetterò mai di ringraziare mia moglie che con eterna pazienza mi permette di dare libero sfogo a questi miei capricci. Non è facile dominare una passione così forte che a vari livelli ruba spazio a famiglia, lavoro, amicizie ed in generale alla vita di tutti i giorni.
La notte appena trascorsa ho dormito malissimo e sono un po' preoccupato per il mio occhio infortunatosi in seguito ad un problema con una lente a contatto (ascesso corneale è la diagnosi).
Sono le 7.00 in punto, si parte. Il meteo è buono, in netto contrasto con quanto previsto dai quei maghi fattucchieri dei servizi meteo.

Il sentiero è subito duro ed in salita: sono 1300 i metri (ancora numeri, smettila!) che conducono dritto al Col Entrelor. Sono piuttosto avanti nel gruppo, ma ho paura di forzare.
Mi rendo subito conto di trovarmi in un territorio sconosciuto, e non parlo solo di quello geografico. La distanza di oggi non l'ho mai sperimentata nemmeno in allenamento.

Ripeto a me stesso che la corsa è soprattutto equilibrio e bilanciamento tra velocità e resistenza, forza e capacità di recupero, determinazione ed inerzia, soddisfazione e malessere.
Mediare correttamente fra tutti questi aspetti costituisce l'unico modo per arrivare alla fine di una gara in uno stato più o meno decente.

Ad alleviare ogni fatica c'è il mondo fantastico del Parco Nazionale del Gran Paradiso in grado di regalare scenari dalla bellezza incomparabile.

E' allora forse questo che mi spinge a fare quello che sto facendo? Forse, ma non solo, credo.
Devo dimostrare qualcosa? Se sì, cosa, e soprattutto, a chi?
A me stesso! Rispondo in modo quasi meccanico.
Agli altri? Ma no, figuriamoci! Chi se ne frega degli altri! Chissà se me la sto raccontando giusta!

Raggiungo la sommità del Col Entrelor e per la prima volta vengo colpito dai primi raggi del sole che si riflettono sull'ultima neve residua della stagione. Nonostante il fastidio all'occhio divenuto fotosensibile a causa dell'overdose di collirio, lascio che i raggi del sole penetrino violenti nelle mie pupille fino a raggiungere l'anima. E' una bella sensazione.
Passo veloce sul nevaio e mi lancio a capofitto nella discesa verso Eau Rousse dove si trova il primo ristoro. Qui mangio la fetta d'anguria più buona di tutta la mia vita e bevo avidamente te, acqua e coca cola.
Mando un "WhatsApp" a casa con la mia posizione per dire che va tutto bene e riparto verso la deviazione per Valsavarenche. Il percorso originale prevedeva il passaggio dal Col Manteau, ma le condizioni non sono tali da poter garantire la sicurezza della gara. La salita nel bosco in questo punto è piuttosto noiosa e mi sforzo per non lasciarmi condizionare troppo. Ormai la mia corsa procede in compagnia di un gruppo di runners con i quali condividerò il resto del percorso.
Li osservo e mi chiedo se anche io ho il volto segnato da tanto sforzo.

Valsavarenche, altro ristoro, mangio e bevo nuovamente ed è anche l'ora di mettere il collirio. Una gentilissima signora mi aiuta nella buffa operazione mentre io ne approfitto per sedermi e riposare qualche istante.
Altro messaggino a casa con relative risposte di incoraggiamento e sono pronto a ripartire nuovamente.

Da qui, sono 1500 metri di salita costante fino al Col Entrelor lungo un percorso che ha tutta l'aria di risultare infinito. Nel frattempo il meteo da questa parte della valle tende al brutto; rimangio i commenti negativi verso i servizi meteo mentre qualche goccia d'acqua va a bagnare ulteriormente i già fradici vestiti che indosso.

Quanto è labile il confine tra passione ed ossessione? Di nuovo, perchè tutto questo?
La domanda rimbomba nella mia mente quando ormai sono allo stremo delle forze.

Cosa mi rimarrà di tutti questi km? Non ho neppure la mia fidata fotocamera per portare a casa almeno qualche ricordo fotografico. O meglio, ho la macchina, ma non la batteria che stupidamente ho lasciato in auto.

Gli ultimi 100 metri prima del colle sono disumani. Scambio qualche battuta con i miei compagni di viaggio giusto per capire se sono l'unico a sentirsi così male.
Non sono l'unico.

Sono alla settima ora di gara quando valico per la seconda volta il Col Entrelor, letteralmente distrutto dalla fatica, affamato, quasi ipnotizzato dalla cantilena che continuo a ripetere a me stesso da circa un'ora e che recita "dai che manca poco".

Raggiungo finalmente il bosco che ricordo di aver attraversato questa mattina ad inizio gara: ormai ci siamo davvero! Vengo superato da un ragazzo più o meno della mia età che sorridendo mi saluta e mi dice
stamattina in salita mi hai superato tu in questo stesso punto, adesso tocca a me passare avanti
Lo lascio fare, gli sorrido ma non mi viene in mente nulla di simpatico da dire se non un ok, ci vediamo all'arrivo!

Taglio il traguardo dopo 7 ore e 43 minuti, sono il 55esimo arrivato su 209 atleti, ho corso e camminato per 43 km e 3400 metri di dislivello positivo.

Ecco che ritornano nuovamente i numeri che mi risvegliano da questa specie di sogno; nel frattempo sono persino arrivato a casa dopo il mio giretto serale di 10 km.

Anche questo primo allenamento di Luglio è andato. Ho deciso che ricomincio da qui, e che continuerò a correre come ho fatto fino ad ora.
Del perché, ancora non mi è dato di sapere. Quando lo scoprirò non mancherò di tenervi informati.
Quello che so è che per il momento ho deciso di lasciare perdere le gare.
Riprenderò dopo l'estate:
- Il 21 Settembre con la "Zacup"
- Il 9 Novembre con il "Valtellina Wine Trail"
Mi piacerebbe poi correre una vera maratona su strada, sono solo indeciso tra quella di Venezia o Firenze rispettivamente il 26 Ottobre o il 30 Novembre.

Vedremo, adesso voglio solo continuare a contare chilometri e chilometri.

Album fotografico: