Trofeo Dario & Willy

Scritto
sabato 10 maggio 2014 alle ore 15.26

La mia prima Skyrace non poteva che essere sulle montagne "di fronte" a casa, letteralmente.
I Corni di Canzo, il Moregallo, il Monte Rai, montagne che ho percorso più e più volte con lo zaino stracarico e scarponi pesanti ai piedi.
In ogni stagione e con ogni meteo.
Ma oggi è diverso; oggi viaggio leggero; oggi corro!
Queste sono le montagne che tutte le mattine andando in ufficio si mostrano ai miei occhi come un irresistibile richiamo.
La strada che faccio ogni mattino per recarmi in ufficio presenta tutte le volte il medesimo bivio.
A sinistra il dovere, a destra... beh... libertà estrema. Almeno per qualche ora.
Diavoli tentatori, o signore seducenti, a seconda degli occhi con le quali le si guardi.
Il percorso di gara è molto duro, a quanto dicono gli esperti. Si tratta di 23 chilometri con 2000 metri di dislivello.
Io questi sentieri li conosco molto bene, ma li ho percorsi sempre a passo tranquillo e soprattutto un pezzo alla volta, mai in un anello così lungo. E soprattutto mai di corsa!
Il mio unico pensiero è su come dosare le forze.
Mentalmente decido di spezzare la gara in tre parti. Mi viene in mente un modello di soluzione ai problemi studiato alla facoltà di Informatica: il "divide et impera". E' un concetto che mi capita spesso di adottare, non solo sul lavoro, ma anche nella vita di tutti i giorni.
Dividi ricorsivamente un problema in più sotto-problemi finchè questi diventino di semplice risoluzione in modo che tu possa dominarli (risolverli) in modo più semplice.
1) Il salitone al Rifugio SEV e la lunga discesa al Terz'Alpe
2) Di nuovo in salita verso il Monte Rai e la discesa a San Tomaso
3) Infine l'ultima estenuante salita verso lo Zucon e la vertiginosa discesa verso l'arrivo.
Bene, mi piace!
I ristori sono ben posizionati e soprattutto numerosi. Non ho termini di paragone con altre gare, ma l'organizzazione è impeccabile, nulla da dire!
La regola che mi sono dato sembra funzionare, almeno per il momento: in salita non sono messo male, forse merito delle migliaia di metri di dislivello fatte durante le tante escursioni. Talvolta capita anche di superare gente, ed è una gran bella sensazione.
Esclusi i grandi atleti, in competizioni come queste si gareggia principalmente contro se stessi, al limite contro qualche amico dal quale farsi offrire una birra; è inevitabile però che l'idea di "acchiappare" altri atleti per poi lasciarseli alle spalle giochi un ruolo favorevole nel bilancio della corsa.
Il passaggio nei punti più affollati fa il resto. Incredibile il tifo che si incontra a San Tomaso e allo Zucon!
Una volta superato il 21° chilometro comincio ad accusare il colpo. Correre ormai è pura sofferenza ed i polpacci sono ormai vittime dei crampi.
Cerco in tutti i modi di dominarli durante la discesa dal Sasso di Preguda. Ciononostante trovo il tempo di notare la bellezza di questi luoghi: il sentiero è completamente a picco sul lago.
Un salto e... sembra di potersi tuffare giù nell'acqua blu!
I minuti non passano più; tutti quelli che incontro mi gridano "dai, che manca poco!". Apprezzo le loro buone intenzioni ed effettivamente comincio a sentire sempre più vicino il vociare del cronista presente all'arrivo.
Ecco finalmente la strada, e a poco meno di 500 metri il ciambellone blu dell'arrivo.
Mia moglie ed i miei figli quasi si stupiscono a vedermi arrivare: avevo detto loro che sarei arrivato dopo le 4 ore.
Vederli mi commuove: è stupido, lo so, ma è così e basta!
Mio figlio più grande corre con me gli ultimi metri.
Taglio la linea di arrivo in 3 ore e 43 minuti.
Mi sembra incredibile e l'emozione è immensa.
Lascio libero sfogo ai crampi, ai dolori ed alla fatica.
La mia prima Skyrace è andata.
Adesso voglio solo riposare.